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STORIA DEL RESTAURO

1cStoria del declino e della lenta rinascita di un importante sito storico del Friuli-Venezia Giulia.

Testo di Gabriella Williams di Strassoldo, custode temporanea e proprietaria del castello di Strassoldo di Sopra.

Premessa:

Il castello di Strassoldo di Sopra, come il gemello castello di Sotto, è uno dei più antichi manieri del Friuli-Venezia Giulia.

Un documento del 530 cita già un castello detto “dalle due torri” in questo luogo.

Gli attuali manieri si svilupparono diversi secoli più tardi, ciascuno attorno ad una delle torri originarie.

Pur portando lo stesso cognome, la parentela tra i attuali proprietari dei castelli risale ormai alla metà del Settecento.

Chi ha un minimo di conoscenze nel campo dei beni immobili storici si rende conto come oggi in Italia conservare queste realtà sia diventata una missione quasi impossibile e che chi si impegna a farlo, senza possedere enormi risorse finanziaria è un temerario. E’ necessario studiare delle forme di valorizzazione intelligenti ed adatte al luogo che riescano a mantenere il castello e non rovinino le sue caratteristiche antiche e la sua suggestione.

CastelloDiSopraBorgoVecchio1978Storia recente del castello di Sopra

Il declino del castello iniziò nel 1889 quando il bisnonno di Gabriella, Giulio Cesare Strassoldo morì nel 1889 ad appena 30 anni, lasciando la moglie Rosa con un figlio di 6 mesi (nonno di Gabriella) ed una figlia di 10 anni (anche lei di nome Rosa).

Giulio Cesare viveva a Vienna con la sua famiglia per la maggior parte dell’anno, in quanto aveva studiato e trovato un lavoro nella capitale austriaca.

Poco prima di morire venne a sapere di aver vinto un’annosa causa con il proprio tutore che non voleva tornagli la proprietà, che avrebbe dovuto amministrare solo fino al raggiungimento della maggiore età di Giulio Cesare. Il perdente avrebbe dovuto pagare le enormi spese processuali, ma anche lui morì, così la giovane vedova di Giulio Cesare, Rosa Strassoldo, dovette vendere quasi tutto quello che aveva per pagare le spese legali. Tenutasi pochi campi si mise subito a lavorare intensamente, avviando anche un’attività di coltivazione del riso, che pilava nell’edifico che aveva trasformato in Pileria del Riso. A questo scopo fece notevoli lavori e scavò il canale che collega il corso Milleacque al fiume Taglio, dove venne posta la ruota della pileria. L’iniziativa ebbe grande successo e divenne fornitrice ufficiale della Corte imperiale di Vienna. Nel frattempo il figlio Cesare studiò prima al Theresianum e poi alla facoltà di giurisprudenza della città asburgica, per poi trovare impiego al Ministero dell’agricoltura austriaco.

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La Prima Guerra Mondiale fu fatale per il castello di Strassoldo di Sopra, che fino a quel momento si trovava in territorio austriaco. L’area divenne ben presto zona di guerra e Rosa dovette rifugiarsi in Austria dove morì di crepacuore, come recita una lettera della figlia.

1jCesare (nonno di Gabriella) fu fatto prigioniero e quando sua sorella tornò a Strassoldo trovò il castello saccheggiato.

1k1lNel 1918 Cesare dovette lasciare il suo lavoro a Vienna e tornare a Strassoldo per non perdere il castello, passato nel frattempo sotto l’Italia. Qui fece, però, fatica a trovare lavoro, per ovvi motivi. 2015-05-02 20.54.14Nel 1919 sposò Maria Carla Caiselli di Reana e nel 1920 nacque la figlia Elisabetta Strassoldo-Graffemberg. Il tenore di vita della famiglia nativa di Elisabetta Strassoldo (madre di Gabriella) non fu dunque certamente agiato ed il castello non fu mai restaurato durante la sua gioventù.

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IMG_0151Nel 1947 Elisabetta Strassoldo sposò il capitano Gustava Noel Williams, ufficiale del Royal Tank Regiment della Gran Bretagna, che faceva parte delle truppe alleate che avevano liberato l’Italia partendo dall’Africa. I due ebbero due figlie, Maria Cristina e Gabriella, e vissero in diversi paesi, tra i quali l’Egitto sul canale di Suez durante le grandi manovre post belliche, la Scozia, l’Inghilterra e la Germania.

IMG_0502 IMG_0498Quando, alla morte nel padre nel 1964, ereditò il castello, Elisabetta rientrò in Italia, pensando di lasciare la famiglia solo per un breve periodo, ma questo periodo durò per tutto il resto della sua vita ed il marito ritenendo assurdo sacrificare la propria vita per quello che definiva un “elefante bianco” ben presto si dileguò.

006_2aIl castello era in pessime condizioni di conservazione ed Elisabetta, trovatasi un lavoro in una grossa industria locale, si rese subito conto che con uno stipendio normale era impossibile provvedere alle enormi spese del complesso.

1s 1uDopo qualche anno la figlia Gabriella, che all’epoca era adolescente, insistette per lasciare il collegio in Belgio, dove si trovava, per raggiungere la madre in Italia. Da quel momento in poi si sentì investita anche lei della responsabilità legata alla conservazione del complesso, pur essendo ancora piccola.

Le due dedicarono la loro vita al mantenimento ed al lento restauro dell’insieme, sulla spinta di un legame affettivo tramandato nei secoli.

Nel 1976 il complesso subì ulteriori danni con il terremoto ed i numerosi edifici si riempirono di crepe.

Negli anni Ottanta e Novanta, quando pioveva, divenne necessario controllare che le numerose bacinelle sistemate sotto la copertura del corpo principale fossero posizionate ad hoc per raccogliere l’acqua piovana che filtrava abbondante attraverso i coppi rovinati e le coperture degli altri edifici del borgo iniziarono a cedere l’una dopo l’altra. 

Elisabetta dotò di riscaldamento centrale le 5 stanze dove viveva con la figlia appena nel 1989, ma il resto del corpo principale rimase, com’è ancora oggi, senza riscaldamento e con infissi che si chiudono male, pur essendo oggi considerato dallo Stato un’edifico di lusso, soggetto al pagamento di un’imposta sugli immobili enorme.

Negli anni fu anche necessario fare i conti con parecchia ignoranza e mancanza di rispetto dei monumenti storici e diverse iniziative intraprese da madre e figlia per sistemare e salvaguardare il complesso furono spesso osteggiate.

Oggi molti visitatori colti riconoscono l’importanza della conservazione degli antichi edifici e capiscono le difficoltà legate alla loro conservazione, meravigliandosi che i detentori di questi gioielli riescano a salvarli da soli e con scarsissimi aiuti. Quelli che fanno finta di non conoscere le difficoltà è lo Stato ed i suoi emissari, che tartassano in modo vergognoso ed ottuso i proprietari di questi beni, invece di stimolarli a mantenerli. Negando l’ovvio valore sociale e turistico che queste realtà hanno, se conservate e valorizzate in modo corretto, per tutto il territorio che li circonda.Per riuscire a pagare le enormi spese tra gli anni Settanta/Ottanta Elisabetta vendette moltissimi oggetti di famiglia e negli anni Novanta svendette letteralmente alcuni edifici del borgo che erano in cattive condizioni, cioè le ex scuderie, una casa degli armigeri ed i granai, i primi due acquistati dalle famiglie Rossetti e De Pauli ed il terzo dal comune di Cervignano del Friuli, che lo trasformò in casa per ferie con fondi del Giubileo del 2000. Da notare che questo edificio si trova oggi (2018) in stato di degrado ed è chiuso nonostante gli ingenti contributi pubblici ricevuti nel 2000 per il suo restauro. C’è da chiedersi come siano stati spesi questi soldi per avere un risultato del genere.

Il castello di Strassoldo di Sopra è oggi composto dal corpo principale, dalla cancelleria (venduta tantissima anni fa dal nonno e riacquistata nel 2000 da Gabriella), dalla pileria del riso, dalla Vicinìa, dalle case degli Armigeri, dal parco e dal brolo.

Nel 1990 solo solo alcune sale del corpo principale erano in condizioni decenti. Per riuscire a pagare le ingenti spese Elisabetta iniziò nel 1985 ad affittare saltuariamente le sale del castello, riuscendo a ripristinare il salone degli Imperatori, che era stato rovinato e diviso in diverse stanzette.

Negli anni Novanta fu possibile restaurare il tetto del corpo principale.

Nel 2000 fu riacquistata la cancelleria, venduta dal nonno Cesare tanti anni prima alla famiglia Artelli, che stava per essere trasformata in birreria da un gruppo del paese con l’appoggio del comune. Il che avrebbe significa togliere al suggestivo borgo una delle sue attrattive, cioè la calma e lo charme. Furono necessari parecchi sforzi per bonificare le aree verdi di questo edificio, dove erano state sepolte migliaia di bottiglie di vino e birra e dove era stata fatta una vasta gettata di cemento e l’edificio, c’era ogni tipo d’immondizia (sedie, tavoli, frigoriferi rotti, cartelli ed altro), lasciata dalle persone che avevano fino a quel momento utilizzato la struttura per delle sagre paesane.

Per portare il prato al livello dell’altrà metà di prato già di proprietà della co.ssa Strassoldo, fu portare 19 camion di terra per livellare i giardini.

Successivamente furono consolidati e legati tra di loro i muri interni, rifatto il pavimento del pianoterra, i bagni, l’impianto elettrico e costruiti dei contrafforti per evitare che il muro sud cedesse.

Nel 2003 fu ripristinato allo stato originario la metà del pianoterra del corpo principale del castello, che era stato anch’esso diviso in diverse stanzette e poi ridotto a magazzino, con il pavimento ancora coperto da uno strato di cemento gettato dai militari inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel frattempo furono ripuliti e restaurati il parco ed il brolo.

Nel 2006 furono avviati i lavori di restauro della Pileria del riso e della torre ottoniana. Gli edifici furono terminati e pronti per essere affittati il primo come B&B ed il secondo come affittacamere nel 2009, con arrivo dei primi ospiti nel 2010.

Nel 2010 furono anche avviati i lavori di restauro dei ruderi delle case degli armigeri, che furono poi sospesi per un anno e poi terminati nell’estate del 2012.

Queste due case, assieme alla Vicinìa sono state poi attrezzate e trasformate in case vacanza.

I lavori di restauro e manutenzione continuano senza sosta

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I lavori di restauro e manutenzione degli edifici e dei giardini continuano senza fine.

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Finestra della Pileria del riso 2007

Finestra della Pileria del riso 2007