Home » STORIA DEL RESTAURO

STORIA DEL RESTAURO

Porta Cistigna ingresso al Borgo Vecchio del castello di Sopra, prima del restauro

Storia del declino e della lenta rinascita di un importante sito storico del Friuli-Venezia Giulia.

Testo di Gabriella Williams di Strassoldo, custode temporanea e proprietaria del castello di Strassoldo di Sopra.

Premessa:

Il castello di Strassoldo di Sopra, come il gemello castello di Sotto, è uno dei più antichi manieri del Friuli-Venezia Giulia. Un documento del 530 cita già un castello detto “dalle due torri” in questo luogo.

Gli attuali manieri si svilupparono diversi secoli più tardi, ciascuno attorno ad una delle torri originarie.

Pileria nel 2008

Pur portando lo stesso cognome, la parentela tra i attuali proprietari dei castelli risale ormai alla metà del Settecento. 

Chi ha un minimo di conoscenze nel campo dei beni immobili storici si rende conto come oggi in Italia conservare queste realtà sia diventata una missione quasi impossibile e che chi si impegna a farlo, senza possedere enormi risorse finanziarie, è un temerario. E’ necessario studiare delle forme di valorizzazione intelligenti ed adatte al luogo, che riescano a mantenere il castello e non rovinino le sue caratteristiche antiche e la sua suggestione. 

Storia recente del castello di Sopra

Il declino del castello iniziò nel 1889 quando il bisnonno di Gabriella, Giulio Cesare Strassoldo-Graffemberg morì poco più che trentenne, lasciando la moglie Rosa, un figlio di 6 mesi (nonno di Gabriella) ed una figlia di 10 anni (anche lei di nome Rosa).

Case degli armigeri nel 2011

Giulio Cesare visse tra Monza, Graz, Strassoldo e Vienna. Si laureò in legge nella capitale austriaca e diventò ciambellano imperiale e segreterio di ministero. Poco prima di morire seppe di aver vinto un’annosa causa con il proprio zio, che era diventato suo tutore, perché alla morte del padre, Michele di Strassoldo-Graffemberg, lui era ancora minorenne e quando aveva raggiunto la maggiore età non aveva voluto tornargli la proprietà di Strassoldo. Ne scaturì, appunto un lungo processo che Giuli Cesare vinse. Lo zio avrebbe dovuto pagare le enormi spese processuali, ma anche lui morì e così la giovane vedova di Giulio Cesare, Rosa Strassoldo, dovette vendere molte proprietà per pagare le spese legali e i debiti lasciati dallo zio, come testimoniano le lettere lasciate da Rosa Strassoldo-Graffemberg, figlia di Giulio Cesare, che portava lo stesso nome della madre (Rosa). Tenutasi pochi campi si mise subito a lavorare intensamente, avviando anche un’attività di coltivazione del riso, al quale toglieva la scorza nell’edifico che aveva trasformato in Pileria del Riso. Per avviare questa attività aveva ingrandito l’edificio in questione, sistemato il corso d’acqua che separava i due castelli e collegava il corso Milleacque al fiume Taglio. Questo corso divenne così il canale che tuttora esiste, con sponde consolidate da blocchi di pietra e un sistema di chiuse, con una grande ruota in legno (oggi sostituita, a scopo decorativo, da una più piccolo in ferro). La ruota azionava un meccanismo a grate con pestelli, che battevano dolcemente il cereale posto in grandi vasche di pietra, per toglierne la scorza. Il riso veniva poi immagazinato al primo piano della pileria e poi spedito a Vienna, in quanto Rosa era diventata fornitrice ufficiale della corte imperiale, in quanto il riso era di ottima qualità. Nel frattempo, il figlio Giulio Cesare (omonimo del padre) studiò prima al collegio Theresianum e, come il padre, si laureò in giurisprudenza nella città baciata dal Danubio. Dopo la laurea iniziò a lavorare al Ministero dell’agricoltura della città.

Borgo vecchio (case Armigeri, Vicinia e Porta Cistigna) nel 1978

La Prima Guerra Mondiale fu fatale per il castello di Strassoldo di Sopra, che fino a quel momento si trovava in territorio austriaco. L’area divenne ben presto zona di guerra e Rosa dovette rifugiarsi in Austria, dove morì di crepacuore, dopo aver salvato il castello, come recita una lettera della figlia.

Castello di Sopra. Torre ottoniana 1978

Castello di Strassoldo di Sopra. Torre ottoniana nel 2006 prima del restauro

Torre ottoniana nel 2006 prima del restauro

Giulio Cesare (nonno di Gabriella) fu fatto prigioniero e quando sua sorella, Rosa, tornò a Strassoldo trovò il castello saccheggiato. 

Castello di Strassoldo di Sopra. Vicinia nel 1987

1 piano Torre nel 2007, prima del restauro

1 piano Torre nel 2007, prima del restauro

Nel 1918, Giulio Cesare, tornato libero, dovette lasciare il suo lavoro a Vienna e tornare a Strassoldo per non perdere il castello, che era appunto, nel frattempo, passato in territorio italiano. Qui fece, però, fatica a trovare lavoro, per ovvi motivi. Nel 1919 sposò Maria Carla Caiselli di Reana e nel 1920 nacque la figlia Elisabetta Strassoldo-Graffemberg. Il tenore di vita della famiglia nativa di Elisabetta Strassoldo (madre di Gabriella) non fu dunque certamente agiato ed il castello non fu mai restaurato durante la sua gioventù.

Image-1

Finestra di casa Artuico nel 2011

Le case degli armigeri (Casa Rambaldo e Casa Artuico) nel 2011

Nel 1947 Elisabetta di Strassoldo-Graffemberg  sposò Gustava Noel Williams, al tempo capitano del Royal Tank Regiment della Gran Bretagna, che faceva parte delle truppe alleate che aveva fatto la guerra d’Africa e partendo dalla Sicilia, avevano liberato l’Italia. I due ebbero due figlie, Maria Cristina e Gabriella. La famiglia visse in diversi paesi, tra i quali l’Egitto sul canale di Suez durante le grandi manovre post belliche, la Scozia, l’Inghilterra e la Germania.

Giardino di Casa Rambaldo nel 2011

IMG_0498

Esterni di casa Artuico nel 2012

Quando, alla morte nel padre nel 1964, ereditò il castello, Elisabetta rientrò in Italia, pensando di lasciare la famiglia solo per un breve periodo. Questo periodo durò, purtroppo, per tutto il resto della sua vita, a causa delle difficoltà incontrate nel mantenere il complesso al quale era particolarmente affezionata ed il marito, non avendo lo stesso legame con il castello e ritenendo assurdo sacrificare la propria vita per quello che definiva un “elefante bianco”, ben presto si dileguò.

006_2a

Casa Rambaldo nel 2011

Il castello era in pessime condizioni di conservazione ed Elisabetta, trovatasi un lavoro in una grossa industria locale, si rese subito conto che con uno stipendio normale era impossibile provvedere alle enormi spese generate dalle pietre avite.

1s

Castello di Strassoldo di Sopra. Orangérie nel 1975

Arch. Nicoletti

Fontana secentesca nel brolo nel 2001, prima del restauro

Dopo qualche anno la figlia Gabriella, che all’epoca era adolescente, insistette per lasciare il collegio in Belgio, dove si trovava, per raggiungere la madre in Friuli Venezia Giulia. Da quel momento in poi si sentì investita anche lei della responsabilità legata alla conservazione del complesso, pur essendo ancora piccola.

Le due donne dedicarono, dunque, la loro vita al mantenimento ed al lento restauro dell’insieme, sulla spinta di un legame affettivo e un senso di responsabilità tramandato nei secoli.

Nel 1976, il complesso subì ulteriori danni con il terremoto ed i numerosi edifici si riempirono di crepe.

Negli anni Ottanta e Novanta, quando pioveva, fu necessario controllare che le numerose bacinelle sistemate sotto la copertura del corpo principale fossero posizionate ad hoc per raccogliere l’acqua piovana che filtrava abbondante attraverso i coppi rovinati e le coperture degli altri edifici del borgo iniziarono a cedere l’una dopo l’altra. 

Elisabetta dotò di riscaldamento centrale le 5 stanze dove viveva con la figlia appena nel 1989, ma il resto del corpo principale rimase, com’è ancora oggi, senza riscaldamento e con infissi che si chiudono male, pur essendo oggi considerato dallo Stato un’edifico di lusso, soggetto al pagamento di un’imposta sugli immobili enorme.

Negli anni fu anche necessario fare i conti con parecchia ignoranza e mancanza di rispetto dei monumenti storici e diverse iniziative intraprese da madre e figlia per sistemare e salvaguardare il complesso furono spesso osteggiate.

Oggi molti visitatori colti riconoscono l’importanza della conservazione degli antichi edifici e capiscono le difficoltà legate alla loro conservazione, meravigliandosi che i detentori di questi gioielli riescano a salvarli da soli e con scarsissimi aiuti. 

Quelli che fanno finta di non conoscere le difficoltà sono lo Stato ed i suoi emissari, che tartassano in modo vergognoso ed ottuso i proprietari dei beni storici, invece di stimolarli a mantenerli. Negando l’ovvio valore sociale e turistico che queste realtà hanno, se conservate e valorizzate in modo corretto, per tutto il territorio che li circonda. 

Per riuscire a pagare le enormi spese tra gli anni Settanta/Ottanta Elisabetta vendette moltissimi oggetti di famiglia e negli anni Novanta svendette letteralmente alcuni edifici del borgo che erano in cattive condizioni, cioè le ex scuderie, una casa degli armigeri ed i granai, i primi due acquistati dalle famiglie Rossetti e De Pauli ed il terzo dal comune di Cervignano del Friuli, che lo trasformò in casa per ferie con fondi del Giubileo del 2000. Da notare che questo edificio si trova oggi (2018) in stato di degrado ed è chiuso nonostante gli ingenti contributi pubblici ricevuti nel 2000 per il suo restauro. C’è da chiedersi come siano stati spesi questi soldi per avere un risultato del genere.

Il castello di Strassoldo di Sopra è pian piano rifiorito. E’ tuttora composto dal corpo principale, dalla cancelleria (venduta tantissima anni fa dal nonno di Gabriella e riacquistata nel 2000 dalla stessa), dalla pileria del riso, dalla Vicinìa, dalle case degli Armigeri, dal parco e dal brolo.

Nel 1990 solo alcune sale del corpo principale erano in condizioni decenti. Nel 1984-1985, Elisabetta iniziò timidamente ad affittare saltuariamente le sale del castello, sulla scìa di quello che aveva visto fare in Scozia e in Inghilterra, riuscendo a ripristinare il salone degli Imperatori, che era stato rovinato e diviso in diverse stanzette.

Negli anni Novanta fu possibile restaurare il tetto del corpo principale.

Nel 2000 fu riacquistata la cancelleria, venduta dal nonno Cesare tanti anni prima alla famiglia Artelli, che stava per essere trasformata in birreria da un gruppo del paese con l’appoggio del comune. Il che avrebbe significa togliere al suggestivo borgo una delle sue attrattive, cioè la pace e lo charme. Furono necessari parecchi sforzi per bonificare le aree verdi di questo edificio, dove erano state sepolte migliaia di bottiglie di vino e birra e dove era stata fatta una vasta gettata di cemento e l’edificio, c’era ogni tipo d’immondizia (sedie, tavoli, frigoriferi rotti, cartelli ed altro), lasciata dalle persone che avevano fino a quel momento utilizzato la struttura per delle sagre paesane.

Per portare il prato al livello dell’altrà metà di prato già di proprietà della co.ssa Strassoldo, fu portare 19 camion di terra per livellare i giardini.

Successivamente furono consolidati e legati tra di loro i muri interni, rifatto il pavimento del pianoterra, i bagni, l’impianto elettrico e costruiti dei contrafforti per evitare che il muro sud cedesse.

Nel 2003 fu ripristinato allo stato originario la metà del pianoterra del corpo principale del castello, che era stato anch’esso diviso in diverse stanzette e poi ridotto a magazzino, con il pavimento ancora coperto da uno strato di cemento gettato dai militari inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel frattempo furono ripuliti e restaurati il parco ed il brolo.

Nel 2006 furono avviati i lavori di restauro della Pileria del riso e della torre ottoniana. Gli edifici furono terminati e pronti per essere affittati il primo come B&B ed il secondo come affittacamere nel 2009, con arrivo dei primi ospiti nel 2010.

Nel 2010 furono anche avviati i lavori di restauro dei ruderi delle case degli armigeri, che furono poi sospesi per un anno e poi terminati nell’estate del 2012.

Queste due case, assieme alla Vicinìa sono state poi attrezzate e trasformate in case vacanza.

I lavori di restauro e manutenzione continuano senza sosta.

Le Case vacanza del Castello di Strassoldo di Sopra

Dall’agosto 2020, il castello non offre più il servizio di B&B nella pileria del riso, ma ha solo case vacanza self catering nelle case degli armigeri (Casa Rambaldo, Casa Artuico), nella Vicinia, nella pileria del riso e nella torre ottoniana.

Sistemazione sala della guardia nel 2007

Scorcio della sala della guardia nel 2007

Sala della guardia nel 2007

Castello di Strassoldo di Sopra. 2 piano Torre Ottoniana nel 2008. Prima del restauro

I lavori di restauro e manutenzione degli edifici e dei giardini continuano senza fine.

Castello di Strassoldo di Sopra. Rudere della pileria del riso nel 2008. Prima del restauro

Castello di Strassoldo di Sopra. Rudere della pileria del riso nel 2008. Prima del restauro

Cancelleria

Cancelleria nel 2011

Castello di Strassoldo di Sopra. Cancelleria nel 2011. Prima del restauro

CaseArmigeriSenzaTetto&GiardinoConPietre2

Ruderi di casa Rambaldo e casa Artuico nel 2011

Castello di Strassoldo di Sopra. Cancelleria nel 2011. Prima del restauro

IMG_3098

Salone imperatori nel 2010

Castello di Strassoldo di Sopra. Drenaggi nel parco 2015

Castello di Strassoldo di Sopra. Sistemazione drenaggi nel parco 2015

Castello di Strassoldo di Sopra. Sistemazione drenaggi nel parco nel 2015

Castello di Strassoldo di Sopra. Sponda parco, angolo pileria nel 2009. Prima del restauro

Finestra della Pileria del riso 2007

Castello di Strassoldo di Sopra. Finestra della Pileria del riso nel 2007. Prima del restauro