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6 – STORIA DEL RESTAURO DEL CASTELLO

Storia del declino e della lenta e faticosa rinascita di un importante sito storico del Friuli-Venezia Giulia. Testo di Gabriella Williams di Strassoldo, attuale proprietaria o meglio custode temporanea del castello di Strassoldo di Sopra.

1cIl castello di Strassoldo di Sopra, come il gemello castello di Sotto, è uno dei più antichi del FVG. Un documento del 530 cita già un castello detto “dalle due torri” in questo luogo. Gli attuali manieri si svilupparono diversi secoli più tardi, ciascuno attorno ad una delle torri originarie. Pur portando lo stesso cognome, oggi la parentela tra i attuali proprietari dei castelli risale ormai alla metà del Settecento. Attualmente la proprietaria o meglio “custode temporanea” è Gabriella Williams di Strassoldo.1f

Chi ha un minimo di conoscenze nel campo dei beni immobili storici si rende conto come oggi in Italia conservare queste realtà sia diventata una missione quasi impossibile e che chi si impegna a farlo, senza grandi mezzi, è un temerario. E’ infatti necessario studiare delle forme di valorizzazione intelligenti ed adatte al luogo che riescano a mantenere il castello e non rovinino la sua essenza ed il suo flair.

1jStoria recente del castello di Sopra

Il declino del castello iniziò nel 1889 quando il bisnonno di Gabriella, Giulio Cesare Strassoldo morì ad appena 30 anni, lasciando la moglie Rosa sola con un figlio di 6 mesi (nonno di Gabriella) ed una figlia di 10 anni (anche lei di nome Rosa). Giulio Cesare aveva appena vinto un’annosa causa con un tutore che non volle restituirli la tenuta quando egli divenne maggiorenne. Il perdente avrebbe dovuto pagare le enormi spese processuali ma anche lui morì, così la giovane vedova di Giulio Cesare, Rosa Strassoldo, dovette vendere quasi tutto quello che aveva per pagare le spese legali. Tenutasi pochi campi si mise a lavorare duramente, avviando un’attività di coltivazione e pilatura del riso, riuscendo a mantenere l’insieme ed a fare studiare il figlio Cesare (nonno di Gabriella) a Vienna, fino al conseguimento della laurea in legge, tanto che poi trovò lavoro al Ministero dell’Agricoltura della capitale austriaca. La Prima Guerra Mondiale fu fatale per il castello di Strassoldo di Sopra, che si trovava in territorio austriaco. 2014-11-20 15.36.03L’area divenne ben presto zona di guerra e Rosa fu costretta a rifugiarsi in Austria dove morì di crepacuore, come recita una lettera della figlia omonima. Cesare (nonno di Gabriella) fu fatto prigioniero e quando sua sorella tornò a Strassoldo trovò il castello saccheggiato come scrisse nella lettera sopra citata indirizzata ad un ministro italiano quando ancora cercava il fratello disperso.

1wNel 1918 Cesare dovette rinunciare al suo lavoro a Vienna e tornare a Strassoldo per non perdere il castello, che nel frattempo era passato sotto l’Italia. Qui fece però fatica a trovare lavoro, per ovvii motivi. Nel 1919 sposò Maria Carla Caiselli di Reana e nel 1920 nacque la figlia Elisabetta Strassoldo-Graffemberg. Il tenore di vita della famiglia nativa di Elisabetta Strassoldo (madre di Gabriella) non fu dunque certamente agiato ed il castello non fu mai restaurato durante la sua gioventù. 1k

La famiglia si recava spesso a Vienna dove Cesare aveva ancora il suo appartamento da scapolo. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’appartamento di Vienna fu occupato dalle truppe russe che lo rovinarono. Nel 1947 Elisabetta Strassoldo sposò il capitano Gustava Noel Williams, ufficiale del Royal Tank Regiment, che faceva parte delle truppe alleate che avevano liberato l’Italia partendo dall’Africa. Elisabetta ed il marito che ebbero due figlia, Maria Cristina e Gabriella, e vissero in diversi paesi, tra i quali l’Egitto sul canale di Suez durante le grandi manovre post belliche, la Scozia, l’Inghilterra e la Germania.

Quando nel 1964 Elisabetta Strassoldo ereditò il castello a seguito della morte di suo padre, dovette rientrare dall’estero, pensando di lasciare la famiglia solo per un breve periodo, ma questo durò per tutto il resto della sua vita ed il marito ritenendo assurdo sacrificare la propria vita per quello che definiva un “elefante bianco” ben presto si dileguò.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl castello era in pessime condizioni di conservazione ed Elisabetta, trovatasi un lavoro in una grossa industria locale, si rese subito conto che con uno stipendio normale era impossibile provvedere alle enormi spese legate al mantenimento del complesso. Dopo qualche anno la figlia Gabriella, all’epoca adolescente insistette per lasciare il collegio in Belgio dove stava per raggiungere la madre in Italia e da quel momento in poi le due dedicarono la loro vita al mantenimento ed al lento restauro dell’insieme, sulla spinta di un legame affettivo tramandato nei secoli ed un grande senso di responsabilità. Nel 1976 il complesso subì ulteriori danni con il terremoto. Negli anni Ottanta e Novanta, quando pioveva, divenne necessario controllare che le numerose bacinelle sistemate sotto la copertura del corpo principale fossero posizionate ad hoc per raccogliere l’acqua piovana che filtrava abbondante attraverso i coppi ammalorati e le coperture degli altri edifici del borgo iniziarono a cedere l’una dopo l’altra.

Elisabetta dotò di riscaldamento centrale le 5 stanze dove viveva con la figlia appena nel 1989, ma il resto del corpo principale rimase, com’è ancora oggi, senza riscaldamento e con infissi che si chiudono male, pur essendo oggi considerato dallo Stato un’edifico di lusso soggetto al pagamento di un’imposta sugli immobili enorme. IMG_2386

Negli anni fu anche necessario fare i conti con parecchia ignoranza e mancanza di rispetto dei monumenti storici e diverse iniziative intraprese da madre e figlia per sistemare e salvaguardare il complesso furono spesso osteggiate. OLYMPUS DIGITAL CAMERAOggi molte persone colte e parecchi visitatori sono consci del loro valore e delle ovvie difficoltà legate alla loro conservazione e si meravigliano che i loro detentori riescano a salvarli da soli e con scarsissimi aiuti. Quelli che fanno finta di non conoscere le difficoltà sono, invece, lo Stato ed i suoi emissari, che tartassano in modo indegno ed ottuso i proprietari dei siti invece di stimolarli a mantenerli, anche in considerazione del valore sociale e turistico che queste realtà hanno se conservate e valorizzate in modo corretto.

Per riuscire a pagare le enormi spese tra gli anni Settanta/Ottanta Elisabetta vendette moltissimi oggetti di famiglia e negli anni Novanta svendette letteralmente alcuni edifici del borgo che erano in cattive condizioni, cioè le ex scuderie, una casa degli armigeri ed i granai, i primi due acquistati dalle famiglie Rossetti e De Pauli ed il terzo dal comune di Cervignano del Friuli, che lo trasformò in casa per ferie con fondi del Giubileo del 2000. Questo edificio si trova in stato di degrado e chiuso nonostante gli ingenti contributi pubblici ricevuti.

Il castello di Strassoldo di Sopra è oggi composto dal corpo principale, dalla cancelleria, dalla pileria del riso, dalla Vicinìa, dalle case degli Armigeri, dal parco e dal brolo. 006_2a

IMG_0151Anni fa solo alcune sale del corpo principale erano in condizioni decenti. Per riuscire a pagare le ingenti spese Elisabetta iniziò nel 1985 ad affittare saltuariamente le sale del castello, riuscendo a ripristinare il salone degli Imperatori, che era stato rovinato e diviso in diverse stanzette. Negli anni Novanta fu possibile restaurare il tetto. Nel 2000 fu riacquistata la cancelleria che stava per essere trasformata in birreria da un gruppo del paese con l’appoggio del comune. Negli anni successivi furono rimosse grosse quantità d’immondizie lasciate dagli utilizzatori di questa struttura, compresa una vasta pista da ballo in cemento. Furono poi portati 19 camion di terra per livellare il giardino, consolidati i muri interni, rifatto il pavimento del pianoterra, i bagni, l’impianto elettrico e costruiti dei contrafforti pere evitare che il muro sud cedesse.

1sNel 2003 fu ripristinato allo stato originario la metà del pianoterra, che era stato anch’esso diviso in diverse stanzette e poi ridotto a magazzino, con il pavimento ancora coperto da uno strato di cemento gettato dai militari inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Immagine 316

Nel frattempo furono ripuliti e restaurati il parco ed il brolo.

Nel 2006 furono avviati i lavori di restauro della Pileria del riso e della torre ottoniana. Gli edifici furono terminati e pronti per essere affittati il primo come B&B ed il secondo come affittacamere nel 2009, con arrivo dei primi ospiti nel 2010. Nel 2010 furono anche avviati i lavori di restauro dei ruderi delle case degli armigeri, che furono poi sospesi per un anno e terminati nell’estate del 2012. Queste due case, assieme alla Vicinìa sono state poi attrezzate e trasformate in case vacanza.

IMG_6463I lavori di restauro e manutenzione degli edifici e dei giardini continuano senza fine.